Comunicazione: chiusura per le festivitàInfortuni sul lavoro con prognosi fino a tre giorni: dal 12 ottobre obbligo di comunicazione all’INAILDifferito al 16.10.2017 l’invio dei dati fatture del primo semestreSplit paymentNovità importanti per le compensazioni di crediti fiscali in F24Rimborso / compensazione credito “caro petrolio” per il primo trimestreComunicazione liquidazioni periodiche ivaAbrogazione del lavoro accessorioSpesometro 2017Maxi ammortamento e Iper ammortamento

Avvisiamo i nostri clienti che l’ufficio rimarrà
chiuso per le festività

dalle ore 12.30 del 22 dicembre
fino al 1° gennaio 2018
Auguriamo a tutti voi buone feste

Dal 12 ottobre scatta l’obbligo, per i datori di lavoro, di comunicare all’INAIL , in via telematica, anche gli infortuni con prognosi fino a tre giorni, fino ad oggi esclusi da qualsiasi obbligo di segnalazione all’istituto.

Tale obbligo va adempiuto entro 48 ore dalla ricezione del certificato medico.

Le novità previste dal decreto 183/2016 introducono, a partire dal 12 ottobre 2017, l’obbligo per il datore di lavoro di comunicare all’INAIL anche gli infortuni sul lavoro di durata di un solo giorno successivo a quello dell’evento.

In precedenza era obbligatorio comunicare esclusivamente gli infortuni con prognosi superiore ai tre giorni; a partire dal 12 ottobre 2017 i datori di lavoro dovranno trasmettere la comunicazione all’INAIL entro 48 ore dalla ricezione del certificato medico,mentre restano invariate le regole in merito all’erogazione dell’indennità INAIL.

Si tratta di una delle novità introdotte con il SINP (Sistema Informativo Nazionale per la Prevenzione nei luoghi di lavoro) al fine di adottare le misure idonee a prevenire gli infortuni sul lavoro.

In caso di mancata comunicazione all’INAIL, di infortuni anche se di un solo giorno, al datore di lavoro potrà essere comminata una sanzione che va da 548 euro a 1.972,80 euro, importo che sale ad un minimo di 1.096 ad un massimo di 4.932 euro per le comunicazioni di infortuni con prognosi superiore a tre giorni e quindi coperti da assicurazione INAIL.

 

A seguito dei disagi emersi nella trasmissione dei files, l’Agenzia delle Entrate ha inizialmente concesso la proroga del termine per l’invio dei dati delle fatture del primo semestre, considerando “tempestive le comunicazioni relative ai dati delle fatture presentate entro il 5.10.2017”. Recentemente il Ministero dell’Economia e delle Finanze, a seguito del protrarsi del malfunzionamento del “Sistema ricevente”, ha annunciato l’ulteriore differimento del termine al 16.10.2017 per l’invio dei dati relativi al primo semestre 2017.

Nello specifico l’art. 21, DL n. 78/2010, prevede l’obbligo per i soggetti IVA di inviare telematicamente all’Agenzia delle Entrate i dati delle fatture emesse/ ricevute/ bollette doganali e delle relative note di variazione. La Comunicazione deve essere effettuata in forma analitica, predisponendo un file in formato xml, distinto per le fatture emesse e per quelle ricevute.

La legge finanziaria 2015 ha introdotto un nuovo metodo di versamento dell’IVA nel caso di cessioni di beni o prestazioni di servizi nei confronti di Enti Pubblici.

In pratica per tutte le fatture emesse a partire dal 1 gennaio 2015 nei confronti di Enti Pubblici il fornitore dell’Ente incasserà solo l’imponibile e la relativa IVA sarà invece versata dall’Ente Pubblico direttamente all’erario.

Esempio fattura split payment

ALFA SRL

Spett.le
COMUNE DI VERONA

Fattura n. 9 del 30.01.2015

Imponibile € 40.000,00
IVA 22% € 8.800,00
Totale fattura € 48.800,00
IVA a Vs. carico ex art. 17-ter, DPR n.633/72 € 8.800,00 –
Netto da pagare € 40.000,00

Operazione con “scissione dei pagamenti”

 

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n.95 del 24-4-2017, è entrato in vigore il decreto legge n.50, che ha apportato, fra le altre, modifiche alle disposizioni in materia di compensazioni di crediti fiscali in F24.

Per i titolari di partita Iva pertanto, a decorrere dal 24/4/2017, per la compensazione di qualsiasi credito fiscale dovranno essere utilizzati esclusivamente i servizi telematici offerti dall’agenzia delle Entrate (F24 web, F24 on line ed Entratel). Come conseguenza di questa restrizione delle modalità ammesse, per i titolari di partita Iva anche le compensazioni inferiori a 5.000 Euro e/o operate in F24 con saldo diverso da zero devono essere ora veicolate attraverso i suddetti servizi telematici dell’Agenzia.

Per i titolari di partita Iva quindi non sarà più possibile utilizzare il servizio di home banking per operare compensazioni in F24, restando disponibile questo canale esclusivamente per presentare F24 senza compensazioni di crediti fiscali.

Agli esercenti l’attività di autotrasporto merci, sia in conto proprio che per conto terzi, è riconosciuto un beneficio connesso con la spesa sostenuta per il rifornimento di carburante di veicoli con massa massima complessiva pari o superiore a 7.5 t, c.d. “caro petrolio”.

L’agevolazione è riconosciuta altresì agli esercenti l’attività di trasporto persone ed in particolare alle imprese esercenti autoservizi: interregionali di competenza statale; di competenza regionale / locale.

Si evidenzia che a decorrere dall’ 1.1.2016 l’agevolazione è riconosciuta per il gasolio consumato dai veicoli di categoria almeno Euro 3 (sono esclusi quelli di categoria Euro 2 o inferiore).

Il detto beneficio è determinato in base agli incrementi dell’aliquota di accisa sul gasolio per autotrazione, rapportati ai consumi di tale prodotto nei periodi di riferimento. In particolare l’Agenzia delle Dogane ha comunicato che , in relazione ai consumi effettuati tra 1.1.2017 e 31.3.2017 il beneficio è pari a Euro 214,18 per mille litri di prodotto.

Per il riconoscimento del credito spettante, i soggetti interessati sono tenuti ad inviare telematicamente all’Agenzia delle Dogane un’apposita istanza entro la fine del mese successivo al trimestre di riferimento.

  • entro il 30.4: con riferimento ai consumi del primo trimestre
  • entro il 31.7: con riferimento ai consumi del secondo trimestre
  • entro il 31.10: con riferimento ai consumi del terzo trimestre
  • entro il 31.1: con riferimento mai consumi del quarto trimestre

Il credito non utilizzato in compensazione entro il 31.12 dell’anno successivo a quello in cui è sorto deve essere chiesto a rimborso presentando all’Agenzia delle Dogane un’apposita istanza entro il successivo 30.06. Così, ad esempio, considerato che il credito relativo al primo / secondo / terzo trimestre 2015 poteva essere utilizzato in compensazione fino al 31.12.2016, l’eventuale eccedenza non utilizzata entro tale termine dovrà essere chiesta a rimborso entro il prossimo 30.6.2017.

Fa eccezione l’utilizzo in compensazione del credito riferito ai consumi del quarto trimestre: quello relativo al quarto trimestre 2015 può essere utilizzato in compensazione fino al 31.12.2017 e quello relativo al quarto trimestre 2016 potrà essere utilizzato in compensazione entro il 31.12.2018.

Com’è noto la Legge di Bilancio 2017 (L. 11.12.2106 n. 232) ha introdotto l’obbligo di comunicare trimestralmente i dati relativi alle liquidazioni periodiche IVA per tutti i soggetti passivi IVA.

Sono esonerati dall’obbligodell’adempimento i soggetti passivi non obbligati alla presentazione della dichiarazione IVA annuale o all’effettuazione delle liquidazioni periodiche (ad esempio soggetti con solo operazioni attive esenti o forfettari).

SCADENZE

Il modello deve essere presentato entro l’ultimo giorno del secondo mese successivo ad ogni trimestre, dunque le scadenze saranno il 31.05, il 16.09 (prorogato rispetto al 31.08), il 30.11 ed il 28.02. La prima scadenza è dunque fissata per il 31.05.2017 relativamente all’invio delle liquidazioni di gennaio, febbraio e marzo per i soggetti mensili e del primo trimestre per i soggetti trimestrali.

COME TRASMETTERE LA COMUNICAZIONE

Il modello di comunicazione deve essere presentato esclusivamente per via telematica, direttamente dal contribuente o tramite intermediari abilitati, ed è composto da:

  • frontespizio, nel quale devono essere riportati i dati identificativi del soggetto passivo;
  • quadro VP, nel quale devono essere riportati i dati relativi alla liquidazione Iva del mese o del trimestre di riferimento. In particolare devono essere indicati:
    • l’ammontare al netto dell’IVA delle operazioni attive e passive;
    • l’Iva divenuta esigibile e l’IVA detratta;
    • il credito relativo al periodo o all’anno precedente;
    • l’IVA dovuta o l’IVA a credito risultante;
    • l’IVA da versare o a credito.

I soggetti che effettuano liquidazioni IVA mensili sono tenuti a presentare la comunicazione composta da 3 moduli, uno per ciascun mese del trimestre, mentre i soggetti che effettuano liquidazioni IVA trimestrali devono presentare un unico modulo per trimestre.

In presenza di più attività gestite con contabilità separate va trasmessa un’unica comunicazione riepilogativa.

SANZIONI

In caso di omessa, incompleta o infedele dichiarazione dei dati contenuti nella comunicazione in esame è prevista la sanzione da euro 500 a euro 2.000 (ridotta alla metà se la trasmissione corretta è effettuata entro 15 giorni dalla scadenza).

 

 

 

 

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n.64 del 17-3-2017, è entrato in vigore il decreto legge n.25 abrogativo delle disposizioni in materia di lavoro accessorio (c.d. voucher). Sebbene tale disciplina sia stata abrogata, permane fino a data 31 dicembre 2017 la possibilità di utilizzare i buoni voucher richiesti entro il 17 marzo 2017.

Il decreto legge n. 25 non introduce alcuna disciplina sostitutiva del lavoro accessorio, né dispone esplicitamente l’applicazione per i contratti in corso della disciplina appena abrogata. Queste lacune recano incertezza all’inquadramento normativo dei rapporti di lavoro accessorio e quindi alla gestione delle controversie legate ai voucher ancora in essere prima del loro spirare naturale.

Si attende dunque a breve in quanto necessario un ulteriore intervento legislativo in materia, stante anche il vuoto normativo che attualmente è venuto a crearsi, circa la comunicazione preventiva precedente di sessanta minuti l’inizio della prestazione, a rigor di interpretazione abrogata assieme alla relativa sanzione per il suo mancato espletamento.

Detto altrimenti, urge la definizione di un regime transitorio di vigenza delle norme abrogate circa il lavoro accessorio, che prenda il posto della attuale formulazione, troppo carente, della proroga al 31 dicembre 2017. In prospettiva il legislatore dovrebbe inoltre proporre uno strumento che possa supplire al ruolo attualmente svolto dal voucher, che, in sua mancanza, potrebbe adesso trovare affinità solo nel lavoro a chiamata.

Lo spesometro è l’obbligo di comunicare telematicamente all’Agenzia delle entrate le operazioni rilevanti IVA, cessioni/ acquisti di beni e le prestazioni di servizi rese/ ricevute).

Per le operazioni riferite al 2016, la comunicazione dovrà essere presentata in via telematica entro il 10 aprile 2017 per i soggetti che liquidano l’Iva mensile e il 20 aprile 2017 per quelli trimestrali.

Lo spesometro riguarda tutti i soggetti passivi IVA (imprese/ lavoratori autonomi) e quindi interessa anche: i soggetti (imprese/ lavoratori autonomi) in contabilità semplificata; gli enti non commerciali, relativamente alle operazioni effettuate nell’esercizio di attività commerciali/ agricole ai sensi dell’art. 4, DPR 633/72; i soggetti non residenti con stabile organizzazione in Italia, operanti tramite un rappresentante fiscale ovvero identificati direttamente; i curatori fallimentari ed i commissari liquidatori di società fallite o in liquidazione coatta amministrativa; i soggetti che effettuano operazioni esenti ed hanno esercitato l’opzione per la dispensa degli adempimenti IVA ex art. 36-bis, DPR 633/72; i produttori agricoli in regime di esonero ex art. 34, comma 6, DPR 633/72.

Sono invece esonerati dalla compilazione e dall’invio dello spesometro i contribuenti che adottano il regime forfetario; i contribuenti minimi (non è possibile usufruire dell’esonero in caso di decadenza del regime in corso d’anno a seguito del superamento di oltre il 50% del limite dei ricavi/ compensi).

La comunicazione in esame interessa le operazioni per le quali:

  • è stata emessa fattura, indipendentemente dal relativo ammontare;
  • non è previsto l’obbligo di emissione della fattura, di ammontare pari o superiore a 3600 Euro (lordo IVA);
  • le operazioni per le quali non è stata addebitata l’IVA in fattura in applicazione del reverse charge;
  • le operazioni effettuate nei confronti di Enti pubblici assoggettate allo split payment ex art. 17-ter. DPR 633/ 72, ai sensi del quale i predetti soggetti versano l’IVA agli stessi addebitata direttamente all’Erario.
    Sono escluse dall’obbligo di tale comunicazione le operazioni già monitorate dall’Amministrazione finanziaria. Nello specifico non vanno comunicate le operazioni:
  • che costituiscono oggetto di comunicazione all’Anagrafe tributaria,
  • di importi pari o superiori a 3600 Euro, effettuate nei confronti di privati, non documentate da fattura, il cui pagamento è avvenuto mediante carte di credito, di debito o prepagate;
  • finanziarie esenti IVA ex art. 10 DPR 633/72.

Per quanto riguarda le operazioni “extraUE”, le importazioni e le esportazioni ex art. 8, comma 1. Lett. a) e b), DPR 633/72, sono escluse dall’obbligo in esame, in quanto i relativi dati sono acquisiti dall’Amministrazione finanziaria tramite le bollette doganali. Nello spesometro vanno invece ricomprese le cessioni ex art. 8, comma 1, lett. c) con plafond, ossia le operazioni effettuate nei confronti di esportatori abituali; le triangolari UE ex art. 58, DL 331/93, in quanto trattasi di operazioni di fatto interne assimilate alle esportazioni solo ai fini della non imponibilità IVA; le note di variazione relative ad operazioni con l’estero, sia in caso di compilazione in forma analitica che aggregata.

Sono escluse dallo spesometro anche le operazioni “intraUE” in quanto, sono già acquisite mediante i modelli INTRA.
A decorrere dal 2016 è stata soppressa la comunicazione “black list” perciò, anche le cessioni di beni/ prestazioni di servizi, effettuate e ricevute, registrate o soggette a registrazione, nei confronti di operatori economici aventi sede, residenza o domicilio in Stati “black list” vanno incluse nello spesometro. Per dette operazioni trova applicazione quanto previsto per le operazioni con l’estero, in particolare nello spesometro 2016 vanno comunque esclusi i dati relativi alle importazioni e esportazioni di beni e vanno inclusi i dati relativi alle prestazioni di servizi rilevanti ai fini IVA.

La comunicazione può essere effettuata utilizzando due modalità alternative: in forma aggregata o analitica. Nella forma aggregata vengono riportati i totali delle operazioni attive e delle operazioni passive effettuate con una stessa controparte, distinte per tipologia, con la sola eccezione delle operazioni di noleggio e leasing.

Per la comunicazione relativa agli acquisti/ cessioni da e verso produttori agricoli esonerati ex. art. 34, comma 6, DPR 633/72, non è consentito utilizzare la forma aggregata.

Le operazioni passive ricevute dai soggetti esteri che non costituiscono né operazioni intraUE né importazioni, rilevanti ai fini IVA in Italia, per i quali l’operatore italiano provvede agli obblighi ex art. 17, comma 2, DPR 633/72, ossia: integrazione della fattura estera (fornitore UE) ed emissione dell’autofattura (fornitore extraUE), vanno indicate nello spesometro.
Esiste un regime sanzionatorio collegato alla natura non dichiarativa della comunicazione in esame. In caso di omessa presentazione ovvero all’invio con dati incompleti/ errati non sono pertanto applicabili le sanzioni previste in caso di omessa/ infedele dichiarazione.
A tali violazioni è applicabile la sanzione da 250 Euro a 2000 Euro di cui all’art. 11, D.Lgs. n. 471/97 per “l’omissione di ogni comunicazione prescritta dalla legge tributaria… o invio di tali comunicazioni con dati incompleti o non veritieri”.
In presenza delle condizioni previste dall’art. 13 D.Lgs. n. 472/97, è possibile regolarizzare la violazione.

 

 

 

 

Tra le novità presenti nella Finanziaria 2017, ci sono quelle relative alla proroga del maxi ammortamento, ad eccezione delle auto a deduzione limitata, e l’introduzione dell’iper ammortamento per alcune categorie di beni.

MAXI AMMORTAMENTO

La Finanziaria 2017 ha prorogato, apportando qualche modifica, l’agevolazione rappresentata dal riconoscimento della maggiorazione del 40% del costo di acquisizione di beni strumentali nuovi (c.d. maxi ammortamento) ai soli fini della determinazione di maggiori quote di ammortamento.

Il beneficio in esame riguarda gli investimenti in beni strumentali nuovi, effettuati nel periodo 15.10.2015-31.12.2017, nonché entro il 30.06.2018 a condizione che entro il 31.12.2017 sia stato accettato il relativo ordine e siano pagati acconti in misura almeno pari al 20%. Sono stati esclusi dal beneficio i veicoli a deducibilità limitata di cui all’art. 164, comma 1, lett. B), TUIR e i veicoli concessi in uso promiscuo ai dipendenti per la maggior parte del periodo di imposta.

Il maxi ammortamento interessa, a prescindere dal regime contabile adottato (contabilità ordinaria/semplificata), i titolari di reddito di impresa e i lavoratori autonomi, compresi i contribuenti che applicano il regime dei minimi e il regime di vantaggio. Sono esclusi dall’agevolazione i soggetti nel regime forfetario.

Detta maggiorazione riguarda i beni acquistati/ acquisti in proprietà o in leasing nonché per i beni realizzati in economia e mediante contratto di appalto. Non spetta per i beni utilizzati in base ad un contratto di locazione operativa/ noleggio.

IPERAMMORTAMENTO

Come accennato, la Finanziaria 2017 ha introdotto anche il c.d. iper ammortamento, riconoscendo alle imprese che effettuano investimenti in beni nuovi finalizzati a favorire processi di trasformazione tecnologica/ digitale di incrementare il costo di acquisizione del 150%.

L’iper ammortamento riguarda esclusivamente i titolari di reddito d’impresa, a prescindere dal regime contabile adottato (contabilità ordinaria/ semplificata), quindi a differenza del maxi ammortamento, non spetta ai lavoratori autonomi.

L’incremento del 150% del costo di acquisizione riguarda gli investimenti in specifici beni strumentali nuovi ad alto contenuto tecnologico riportati nella Tab. A (allegato A, legge n. 232/2016), effettuati entro il 31.12.2017 ovvero il 30.06.2018 purché entro il 31.12.2017 sia accettato il relativo ordine e siano pagati acconti in misura almeno pari al 20% del costo di acquisizione, analogamente a quanto previsto per il maxi ammortamento.

E’ stato inoltre previsto, a favore dei soggetti che beneficiano della maggiorazione del 150% e che effettuano investimenti in beni immateriali strumentali, la maggiorazione del 40% del relativo costo di acquisizione. Di fatto, quindi, viene riconosciuto il maxi ammortamento anche su beni immateriali specificatamente riportati in Tab. B(allegato B, legge n. 232/2016).

La norma mette in relazione il bene immateriale con il soggetto che fruisce dell’iper ammortamento e non con uno specifico bene materiale, di conseguenza un bene immateriale (software) di cui alla Tab. B, può beneficiare della maggiorazione del 40% soltanto se l’impresa usufruisce dell’iper ammortamento (150%), a prescindere dal fatto che il bene immateriale sia o meno specificatamente riferibile al bene materiale agevolato.

Qualora un bene per il quale spetta la maggiorazione del 150% sia acquistato ad un prezzo unitario comprensivo del software integrato, l’intero corrispettivo beneficia dell’iper ammortamento, senza la necessità di operare una distinzione tra componente materiale e quella immateriale.

Al fine di fruire delle agevolazioni in esame (iper ammortamento e maxi ammortamento su beni immateriali) l’impresa deve redigere un’autocertificazione del legale rappresentante e per i beni di costo superiore a 500.000 Euro è necessario invece disporre alternativamente: di una perizia tecnica giurata rilasciata da ingegnere/ perito industriale o di un attestato di conformità rilasciato da un Ente di certificazione accreditato.

 

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