Il “Reverse Charge” per telefoni cellulari e dispositivi a circuito integrato

Dall’1.4.2011, decorre l’obbligo di applicazione del “reverse charge” alle cessioni,che si verificano in tutte le fasi di commercializzazione precedenti la vendita al dettaglio, di telefoni cellulari e di componenti di personal computer.

Con la Decisione di esecuzione del Consiglio UE 22.11.2010, n. 2010/710/UE, pubblicata sulla G.U.U.E. 25.11.2010, n. L 309/5, l’Italia è stata autorizzata ad applicare il “reverse charge” alle cessioni di:

“a) telefoni cellulari, concepiti come dispositivi fabbricati o adattati per essere connessi a una

rete munita di licenza e funzionanti a frequenze specifiche, con o senza altro utilizzo;

b) dispositivi a circuito integrato quali microprocessori e unità centrali di elaborazione, processori e dispositivi di controllori (controllers), anche combinati con memorie, convertitori, circuiti logici,  amplificatori, orologi, circuiti di sincronizzazione o altri circuiti;

prima della loro installazione in prodotti destinati al consumatore finale”.

l’applicazione del “reverse charge” comporta che:

1.il cedente emette una fattura senza indicazione dell’IVA, specificando espressamente che “trattasi di cessione soggetta a reverse charge ex art. 17, comma 6, DPR n. 633/72 con applicazione dell’IVA a carico del destinatario della fattura”;

2. l’acquirente soggetto passivo IVA è il debitore dell’imposta e per l’assolvimento della stessa deve integrare la fattura ricevuta con aliquota ed imposta e annotare la stessa nel registro degli acquisti e in quello delle fatture emesse/corrispettivi

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